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La nostra scuola è nella Rete nazionale di Senza Zaino dal 2014

Protocollo di Rete rinnovato nel 2016

Senza Zaino: 10 punti per l'apprendimento efficace

1. l ’autonomia degli alunni che genera competenze 
2. il problem – solving che alimenta la costruzione del sapere

3. l’attenzione ai sensi e al corpo che sviluppa la persona intera

4. la diversificazione dell'insegnamento che ospita le intelligenze, le potenzialità, le differenze

5. la co-progettazione che rende responsabili docenti e alunni

6. la cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua e la comunità di pratiche

7. i diversi strumenti didattici che stimolano vari stili e metodi di insegnamento

8. l’attenzione agli spazi che rende autonomi gli alunni

9. la partecipazione dei genitori che sostiene l'impegno della scuola

10. la valutazione autentica che incoraggia i progressi

In tutto il mondo gli studenti utilizzano lo zaino per  portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale come libri, quaderni, penne, matite, gomme, forbici, squadre e righe, colori ecc.  La cosa per la verità è un po’ strana.  Nessuno si è mai domandato perché qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro e invece gli studenti no.  In effetti lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza, non a caso è stato inventato per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali.

E' così che un nutrito gruppo di scuole ha deciso di metterlo in disparte. Si è trattato di un gesto reale, perché gli studenti hanno ora una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre le aule vengono arredate con mobilio e materiali didattici avanzati; ma è anche un gesto simbolico in quanto le pratiche e le metodologie vengono innovati in relazione a tre valori.

La responsabilità

In Senza Zaino (SZ) gli studenti si assumono la responsabilità del proprio apprendimento.  Ci riferiamo al costruttivismo, per cui il sapere non si trasmette passivamente, ma è frutto dell’azione responsabile del soggetto. Una classe SZ assomiglia un po’ ad un efficiente ufficio dove ognuno sa quello che deve fare, perché concordato nell’incontro di inizio mattina.Si lavora a voce bassa e si scelgono le attività.  Periodicamente si compila il proprio portfolio e ciascuno è consapevole degli obiettivi da raggiungere. Ci si sente motivati a studiare e le varie materie sono occasione per sviluppare competenze, perché si creanosituazioni autentiche.  Il senso di responsabilità si nota anche in quanto ognuno tiene in ordine gli armadi e gli strumenti didattici per essere pronti all’uso. Come in un ufficio il capo non si vede, così accade per l’insegnante SZ  che sa organizzare la classe in modo che gli alunni siano autonomi. In questo sono aiutati dal fatto che insieme elaborano precise procedure raccolte nel manuale della classe scrupolosamente rispettato e revisionato.

La comunità

La comunità ci dice che l’apprendimento avviene nella relazione.  In una classe SZ possiamo vedere alunni che stanno esercitandosi in coppia o in piccoli gruppi.  Ciascuno ha ben chiaro cosa deve fare, qual è il prodotto da realizzare e perché deve fare quella cosa.  Un osservatore esterno può notare facilmente gruppi che nello stesso momento svolgono fino a 4 attività diverse:  un gruppo ad esempio lavora nello spazio computer per preparare una ricerca, un altro organizza un cartellone che riassume un percorso, altri 2 sono impegnanti in esercitazioni .Si possono scorgere anche alunni che lavorano da soli ai vari angoli perché diamo spazio ai percorsi individuali.  C’è poi un tempo in cui la classe si riunisce all’agorà:  qui può accadere che l’insegnante tenga una conferenza o che si discuta di una ricerca o – infine – che si decida quali compiti fare.  C’è anche l’assemblea dove si prendono decisioni importanti. Colpisce il fatto che l’assemblea si svolge in modo ordinato, il presidente (un’alunna/o) dà la parola, a turno si interviene, si vota, infine si ritorna in classe in ordine.   Così si sviluppa il senso della cittadinanza.

La comunità naturalmente riguarda anche gli insegnanti.  Basta partecipare ad una loro riunione per osservare come ciascuno evita di disperdersi in chiacchiere, focalizzandosi sul miglioramento didattico delle classi.  Se un collega è in difficoltà con certi alunni o non conosce certi metodi, viene supportato adeguatamente attraverso lo scambio di pratiche e di idee, per cui si cresce professionalmente insieme. Si pone attenzione  anche agli spazi esterni: corridoi, atri, giardini.   Se gli spazi lo permettono vengono realizzate aule -  laboratorio. Vedendo all’opera un insegnante SZ ci accorgiamo che non eccede nel linguaggio verbale. Infatti usa frequentemente i linguaggi del corpo e della mimica, musicale e iconico, manipolativo e immaginifico, digitale e teatrale.   Sa mettere insieme la mano (l’artigianalità), il cuore (le emozioni) e la mente (il pensiero).    In definitiva ospitando tutti i linguaggi ospita tutte le differenze.Gli alunni perciò lavorano sì con carta e penna, ma anche con legno, cartone, creta,  sabbia,  tessuti, colori, ferro,  materiali da riciclare.  Studiano sui libri e tuttavia maneggiano provette, fanno esperimenti scientifici e nel contempo osservano la natura.

In alcune occasioni possiamo vedere come presentano i loro prodotti ai genitori o ai compagni organizzando una conferenza, mostrando un plastico, proiettando un film o un PPT,  illustrando disegni, o – infine - eseguendo una rappresentazione. La struttura metodologica non standardizzata permette  a  ciascuna alunna/o  di essere riconosciuta/o nella propria originalità e diversità.

L’ospitalità

Per capire l’ospitalità basta un’occhiata all’aula: non c’è la cattedra dinanzi alle file dei banchi, ma spazi divisi da mobilio: ancora una volta l’immagine rimanda ad un moderno ufficio open space.  L’area dei tavoli è adatta al lavoro di gruppo.  Le aree dedicate ai laboratori (arti, lingua, scienze e matematica, storia e geografia) suggeriscono la dimensione pratica dell’insegnamento.  Un’altra area è attrezzata con 2 computer.  La LIM è posizionata nell’agorà.  Nella classe vi sono materiali didattici,  schede di lavoro, cartellonistica e segnali. Si pone attenzione  anche agli spazi esterni: corridoi, atri, giardini.   Se gli spazi lo permettono vengono realizzate aule -  laboratorio. Vedendo all’opera un insegnante SZ ci accorgiamo che non eccede nel linguaggio verbale. Infatti usa frequentemente i linguaggi del corpo e della mimica, musicale e iconico, manipolativo e immaginifico, digitale e teatrale.  Sa mettere insieme la mano (l’artigianalità), il cuore (le emozioni) e la mente (il pensiero).    In definitiva ospitando tutti i linguaggi ospita tutte le differenze.  Gli alunni perciò lavorano sì con carta e penna, ma anche con legno, cartone, creta,  sabbia,  tessuti, colori, ferro,  materiali da riciclare.  Studiano sui libri e tuttavia maneggiano provette, fanno esperimenti scientifici e nel contempo osservano la natura. In alcune occasioni possiamo vedere come presentano i loro prodotti ai genitori o ai compagni organizzando una conferenza, mostrando un plastico, proiettando un film o un PPT,  illustrando disegni, o – infine - eseguendo una rappresentazione. La struttura metodologica non standardizzata permette  a  ciascuna alunna/o  di essere riconosciuta/o nella propria originalità e diversità.